La vittoria nervosa dell’Atalanta. Muriel ribalta le gerarchie, il replay in ritardo sul rigore, la «trappola» di Gasp

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L a sintesi è facile: tutto bene, tutto benissimo. La classifica che migliora, aspettando la Juve. E una squadra che sembra aver capito certe lezioni del passato, e pensa a una partita alla volta. C’è il Real Madrid mercoledì, ma non si possono buttar via altri punti, e quindi prima si pensa al Napoli, e si batte il Napoli. Partita strana: dominata quasi più nel primo tempo che nel secondo, ma col primo finito senza gol e il secondo che è diventato un festival della rete. Poco altro da aggiungere nel commento generale, se non che come sempre non bastano due vittorie per parlare di scudetto e non basta un paio di passi falsi per dire che un obiettivo è diventato irraggiungibile. Tanto più adesso che il Milan potrebbe pagare un prezzo psicologico caro a questa classifica diventata di colpo complicata, e con l’Inter che tenta la prima fuga della stagione. L’importate è non sprecare quel che si è messo in tasca (Bologna, Torino), poi al momento di tirare le somme vedremo in quale Europa sarà l’Atalanta. Perché è già abbastanza chiaro, data la classifica, che in una, nell’altra o in quell’altra l’Atalanta facilmente giocherà anche l’anno prossimo. Vediamo qualche punto specifico.

1. Muriel, basta la parola