B ene la vittoria, che era indispensabile per restare lì, più o meno attaccati al treno di quelle che pensano all’Europa. Benissimo il punteggio largo, che aiuta sempre, che ti fa sentire forte, anche più di quel che a volte dicono le partite sul campo. Ma la notizia, al di là dei tre punti e dei quattro gol, è che l’Atalanta ha mentalmente superato il disastro di mercoledì scorso con il Bilbao. Perché quella poteva essere una bastonata dura da smaltire. Poteva essere una sbornia con postumi lunghi, con quei mal di testa che non passano. Invece, la risposta della squadra è stata bella, corale, totale. Tutta la squadra ha «trovato» la prestazione giusta. Non perfetta, perché qualcosa al Parma è stato concesso. Ma dentro i 90 minuti, ha detto Palladino, nessuno comanda sempre la partita. Stavolta si è passati in vantaggio subito e quasi subito si è trovato il 2-0. Il pelo nell’uovo, se si vuole, è quel terzo gol arrivato non prestissimo. Ma il Parma non era riuscito a riaprirla, dunque poco male. Serviva una prova mentale più che tecnica, e la prova mentale c’è stata. Questo era il compito dell’Atalanta in questa giornata, e il compito è fatto con pieno merito. Tutto questo è, ovviamente, un puzzle fatto di altri dettagli. Vediamoli.
1. Il 7° posto con vista Europa
Il primo sguardo va alla classifica, perché - anche se scriviamo prima che giochino Roma-Milan e Juventus-Napoli - si va delineando una situazione in cui le prime sette posizioni si solidificano abbastanza. I punti di svantaggio sul Como sono 5, tanti. Fondamentale, ovviamente, lo scontro diretto di domenica prossima. Ma la notizia è che il Bologna, che aveva la partita in pugno a Genova, si è fatto rimontare due gol e ha perso, di nuovo. E che la Lazio è in una involuzione che difficilmente può evolvere in positivo, date anche le continue polemiche tra staff, società, tifosi.