S embrava un’altra di «quelle» partite. Una di quelle che la palla gira piano, pianissimo. Una di quelle che, se possono, i guai succedono. E alla fine si raccoglie niente. Invece, sarà anche per un’avversaria che non correva molto più veloce. Sarà anche per un ambiente che ricordava le tristissime partite dell’era del Covid. Sarà che non è detto che tutto debba sempre girare storto. Fatto sta che l’Atalanta torna da Roma con tre punti pesantissimi ottenuti dopo una prestazione non indimenticabile. Frutto di una partita tecnicamente non impeccabile, ma mentalmente sì. Perché dentro una serie di errori tecnici a tratti sconsolanti, l’Atalanta non ha mai sbagliato la partita con la testa. Cioè ha fatto esattamente quel che Palladino ha invocato dopo le tante partite completamente sbagliate: sapersi adattare alla partita sporca. E come a Como, anche stavolta l’Atalanta si è saputa adattare alla partita sporca. Quindi sì, non ci siamo divertiti perché non sempre si possono vedere tempi come quelli contro la Cremonese. Ma pur dentro una partita così, sono arrivati i tre punti. E questo significa che l’Atalanta sta compiendo un salto di qualità: non solo vince quando si impone tecnicamente, ma sa vincere anche quando si tratta di «grattare» con cinismo, con opportunismo, con tutte quelle qualità che distinguono le squadre normali dalle squadre grandi. E in fondo a tutto, torna da Roma avendo superato il Como, essendosi ripresa «tutto quello che è nostro», abusando di una frase di gran moda ormai da anni. Che è un posto che vale l’Europa. Che è un posto che si potrà conservare con questa testa, con questa maturità, adesso che le partite pesano di più e le squadre belle ma giovani come il Como, magari, possono sentire un po’ di più la pressione.