I problemi complessi rifiutano risposte semplicistiche. «Si è sempre fatto così» dovrebbe essere un’ottima ragione, se si vuol fare un piccolo sforzo di autonomia di giudizio, per non fare più «così». L’Atalanta che sta facendo una fatica enorme a progredire, questo è fuori discussione, è oggi un problema complesso. Cui si può rispondere in due modi. Quello da prassi del calcio, è cambiare l’allenatore. È ciò che chiede, probabilmente, la maggioranza della piazza. Basta con Sarri, avanti un altro. D’altra parte s’è fatto così giusto un anno fa, e la stagione si è raddrizzata, anche al netto del finale in netto calo. Ma proviamo a ragionare, perché le situazioni non sono mai sovrapponibili. Un anno fa l’Atalanta scelse la «continuità». Quindi avanti col calcio di Gasperini, e rosa costruita per quel tipo di calcio. L’errore fu la scelta di un allenatore di un livello non adeguato. Si cambiò persino in ritardo. E c’era, a disposizione, un tecnico con la stessa impostazione tecnica da «allievo di Gasperini» che dava sufficienti garanzie di miglioramento del rendimento della squadra. Cosa che è successa nell’immediato, con la media punti alzata al punto da portare l’Atalanta a ridosso delle prime posizioni in un tempo ragionevolmente breve. Salvo, poi, il calo finale che ha un po’ guastato tutto.