C onta aver vinto. Sarà banale, ma a volte la verità lo è. Sarebbe stato bello, certo, vincere meglio, con più brillantezza, con più gioco, con meno fatica e sofferenza. Ma non è successo, per le mille ragioni su cui è persino inutile stare a dilungarsi: condizione, rivoluzione tecnica, rosa ancora incompleta per infortuni e mercato. Cose note a chi ci legge. L’Atalanta, in Ungheria come a Bergamo, ha sofferto tantissimo l’aggressività e il passo veloce degli israeliani. Che, come tutte le squadre molto inferiori all’avversaria, compensano con quel che offre la casa. Ma in fondo a questo quadro fosco, l’Atalanta ha vinto e si è guadagnata l’accesso alla Conference League. Ha vinto perché nell’arco della doppia sfida ha segnato un gol e perché Carnesecchi, il vero campione di questa squadra, ha fatto almeno una parata prodigiosa, spedendo sul palo una palla che aveva l’angolino come indirizzo di destinazione. Poco prima, Scamacca aveva spezzato l’incantesimo e allora eccolo qui, il senso del calcio: giochi peggio di squadra, ma alla fine vinci perché le individualità sono superiori. E quindi appuntamento a oggi per il sorteggio e per scoprire contro quali avversarie l’Atalanta dovrà coltivare questo sogno europeo che per ora è piccolo piccolo, poco affascinante finché si vuole, ma è pur sempre Europa e l’Europa è pur sempre meglio giocarla sul campo che vederla dal divano.