Le tre vittorie, il mercato, il bel gioco: il prof. Caudano ha «fatto pace» col suo cuore atalantino (e col passato)

storia. Il nuovo racconto di Stefano Corsi

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P erché il professor Caudano sa poco o niente di vita sentimentale e di amore. Altrimenti, avrebbe chiaro che anche gli strascichi delle storie concluse a un certo punto, inaspettatamente e provvidenzialmente, svaniscono, si dissolvono, cessano di curvare il cuore. Tu stai male, credi di non poter vivere senza una persona, o che mai ne incontrerai una degna di succederle, vedi i tuoi giorni come un campo di puro dolore, e poi, d’improvviso, una mattina di cielo limpido sopra un mercato colorato, oppure una sera di tramonto incendiato sulla ferrovia, oppure il volto di una giovane donna scorto in un caffè, ti fanno pensare che in fondo la vita continua, che è piena di angoli e che vale la pena andare avanti perché dietro il prossimo davvero non puoi sapere che cosa troverai. Insomma, a un certo punto il fatto che esisti accampa i suoi diritti, e si impone. Mentre il passato impallidisce, si sfuoca, ritorna nelle sue giuste dimensioni di cosa superata che non merita tutto di te. Ma non puoi sapere quando accade. E neanche il povero Elvio poteva immaginare quando qualcosa gli si sarebbe sciolto dentro. Quel nodo strettosi via via, alle prime avvisaglie di addio di Gasperini, alle sparate prima della partita di Barcellona, al “ce ne faremo una ragione” di risposta, fino ai giorni di fine maggio e di fine tutto. Gasp alla Roma e quel dolore che si è poi tradotto in una sorta di presa di distanza. Specie nello sventurato periodo di Juric. Ma in fondo anche dopo, come la sera di Verona, gelida e amara. Comunque, a un certo punto, senza preavviso, tutto quel male si è allentato.