Se l’Atalanta «fa pace» col suo campo l’Europa non potrà sfuggire (con Musso che para e Zapata che c’è ancora)

commento.

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Q ueste sono le partite che possono fare la differenza, se non le si vince. Sono le partite in cui la prestazione conta fino a un certo punto, perché il girone di ritorno non ammette prove d’appello: i punti persi non si recuperano più. Per cui questa partita contro una squadra non ancora retrocessa, ma seriamente candidata, andava vinta senza troppo guardare al lato estetico. Anche perché è difficile, lo sappiamo, essere bellini, belli o bellissimi quando negli ultimi 40 metri di campo ti ritrovi avversari stretti, linee chiuse e un solo pensiero: io speriamo che me la cavo. L’Atalanta ha vinto anche perché dopo un inizio di nuovo con la faccia un po’ così, stavolta Musso ci ha messo una doppia pregevole pezza, prima in tuffo e poi di piede.

Parata fondamentale perché ha consentito all’Atalanta di gestire il primo tempo senza troppo affannarsi, cercando il gol ma con la pazienza necessaria. Il gol è arrivato e da lì la partita è stata molto meno tesa, vinta senza mai soffrire d’ansia. Uno sguardo alla classifica va dato: anche se mancano quasi tutte le partite. Ma non quella del Torino, che ha già giocato e ha perso altri due punti: il vantaggio sulla prima delle escluse dall’Europa sale a 11 lunghezze. Fate voi.