A lla fine conta relativamente se, al 90’, vincendo saresti stato dentro le otto, o fuori. Conta averla buttata via prima. Conta che l’Atalanta in questa Champions ci ha regalato le imprese più difficili e ha buttato via le partite che, sulla carta, le avrebbero dovuto garantire i punti. E conta che, di nuovo, al posto dell’Atalanta è andato in campo il suo fantasma. Conta che, nonostante per gran parte della partita i pianeti si erano allineati garantendo ai nerazzurri la qualificazione in caso di vittoria, non si è vista nessuna reazione che potesse ribaltare l’inerzia negativa della partita. Nessuna capacità di intensità, di «aggancio» alla partita e alle sue necessità. Non per provare a vincere quando il traguardo insperato si sarebbe potuto materializzare, ma nemmeno per assediare i belgi ed evitare la brutta figura, dopo il loro gol, ennesimo regalo di una sera tra le più buie delle cinque esperienze in Champions dell’Atalanta. Perché ci si aspettava la prestazione, a prescindere dalle scelte - forse eccessive, ma qui siamo già nel campo del senno di poi - di Palladino. E la prestazione, di nuovo, dopo le tante negative di campionato e il tracollo di Champions col Bilbao, non si è mai nemmeno intravista.