Verona, Genova, Pisa: tre indizi fanno un problema dell’Atalanta. E i punti mancati complicano la corsa all’Europa

commento. Il post partita di Roberto Belingheri

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D ifficile esprimere giudizi sensati davanti a tanta surreale bruttezza. Davanti a una prestazione così scollegata dalla partita, dalle necessità della classifica, dalla possibilità di allungare il filotto e agganciare il Como. Difficile capire come una squadra che batte Roma e Bologna possa, una via l’altra, fallire clamorosamente la prestazione contro il Verona, contro il Genoa, contro il Pisa. E se a Verona era andata male e a Genova la fortuna aveva regalato la vittoria all’Atalanta, a Pisa la giustizia ha fatto il suo. E dopo un gol che stava confezionando un successo immeritato, l’Atalanta, di nuovo inspiegabilmente, anziché gestire il vantaggio si è lasciata aggredire come un cerbiattino da una tigre, e ha subìto il giusto pareggio. L’esito è sconfortante per la classifica, perché questi sono punti che non si possono buttare via: abbassano la media che va tenuta per consolidare la rincorsa. Ed è preoccupante perché tre indizi, ormai, fanno una prova. Ed è evidente che questa squadra ha un problema di personalità, o di concentrazione, non certo di esperienza data la storia recente. Fatto sta che le tre prestazioni «incriminate» sono del tutto sovrapponibili, ancorché con esiti differenti. Ma erano 9 punti potenziali, ne sono arrivati 4. Tanti, per i meriti acquisiti sul campo. Pochi, pochissimi, per quel che serviva.

Tre indizi...

Più che soffermarci su Pisa, dunque, conviene allargare lo sguardo. Di Pisa si fa ben presto a dire: sufficiente Carnesecchi, e poco altro. Tutto il resto è stato di una pochezza, superficialità e distrazione disarmanti. L’Atalanta dopo i cambi ha anche provato a cambiare marcia, e tutto sommato qualcosa si era anche visto. Ma la cosa incomprensibile è l’atteggiamento passivo che ha fatto seguito al gol. Il Pisa avrebbe avuto tutte le ragioni per crollare, dopo uno svantaggio clamorosamente immeritato. E invece, andata in vantaggio, è sparita l’Atalanta, incapace di fare quel che di norma fanno le grandi squadre quando stanno «rubacchiando» una vittoria: mettono il pallone in cassaforte, spezzettano i ritmi. Niente, il Pisa è ripartito a testa bassa e ha ottenuto il minimo che avrebbe meritato.