C hi lo sa come saranno tornati a casa i 22.140 che hanno impegnato questa domenica pomeriggio di metà maggio dedicandolo all’Atalanta. Chissà se più contenti per il settimo posto e la partecipazione alla Conference League garantiti, nonostante la sconfitta. O più delusi per l’atteggiamento della squadra, che dopo la bella vittoria di Milano è tornata indietro al passato, a quelle partite «giocate bene» ma male, incapace di fatto di creare occasioni vere da gol se non quella di Krstovic all’ultimo secondo, e alla fine sconfitta nell’ultima apparizione casalinga della stagione. Non un bel modo per salutare i tifosi, non tanto per il risultato quanto per la prestazione, per gli stimoli venuti meno, per la confusione che si è vista in campo e in panchina, per un Bologna che per larghissimi tratti della partita ha dominato, e non è uscito da Bergamo con quella vittoria con tre gol di scarto che si temeva solo perché in porta l’Atalanta ha Carnesecchi, cioè l’unico vero campione in rosa. E alla fine si è vista una partita che è lo specchio della stagione: l’Atalanta è stata brutta, ma ha raggiunto il suo obiettivo.