A Bruxelles non solo un’Atalanta sconfitta: un’Atalanta incompiuta. In Champions ogni scelta ha un prezzo

scheda. L’approfondimento sui dati di Gianluca Besana

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C’ è una distanza che, nel calcio, il campo finisce sempre per misurare meglio delle parole. Dire di non pensare alla prossima partita e poi presentarsi con un undici imbottito di seconde linee, come ha fatto Palladino, non è una contraddizione formale, ma una scelta che assume un peso preciso. Certe gare, soprattutto in Champions League, non ammettono letture preventive né gestioni “di prospettiva”. Vanno giocate per quello che sono, indipendentemente dalle percentuali e dai calcoli. In questa stagione irta di difficoltà l’Atalanta non ha bisogno di abbassare il livello di attenzione, anche perché l’effetto domino è immediato. Dopo una partita così interpretata, ogni passo falso a Como — o anche solo una prestazione opaca — finirebbe inevitabilmente sotto la lente, rendendo più fragile qualsiasi spiegazione a posteriori. Il punto non è aver perso una qualificazione diretta ai quarti che era già molto complicata e improbabile, ma aver trasmesso l’idea che una partita di Champions potesse essere “gestita”. Ed è un messaggio che, a questo punto della stagione, l’Atalanta non può permettersi di mandare. Su questo rifletteremo in questa seconda analisi della gara persa dai nerazzurri contro l’USG.