L’ Atalanta ha superato la Cremonese in una gara che, più che per il valore dell’avversario, andava interpretata per ciò che rappresentava nel percorso stagionale. Non era una partita “soltanto” da vincere, ma da gestire nel modo giusto, evitando che fattori esterni (soprattutto la voglia di riscatto di un’avversaria che attraversava un momento difficile), e interni (le assenze di de Roon, Scamacca e CDK), ne alterassero il peso reale. In questo senso, i novanta minuti hanno restituito l’immagine di una squadra consapevole della posta in palio e del tipo di prestazione richiesta. Il successo è nato da una scelta precisa, ovvero, quella di indirizzare subito la gara con intensità e qualità, per poi adattarsi allo sviluppo senza forzare letture o ritmi in modo non necessario. Ne è uscita una partita meno equilibrata di quanto il punteggio possa suggerire, ma utile per misurare il grado di maturità raggiunto dall’Atalanta. Riletta a freddo, la sfida con la Cremonese offre spunti interessanti su come la squadra stia costruendo continuità, su quali strumenti utilizzi per dominare gare apparentemente semplici e su dove, invece, restino margini di miglioramento in vista della volata europea.
Cominciamo per una volta dai numeri. Le statistiche di Opta hanno restituito con chiarezza la fotografia di una partita che l’Atalanta ha controllato in modo netto, soprattutto sul piano territoriale e qualitativo. Il possesso palla, chiuso sul 56%, non ha raccontato tanto una gestione sterile quanto una capacità costante di stabilirsi nella metà campo avversaria, come confermato dai 55 ingressi nel terzo offensivo contro i 50 della Cremonese e, soprattutto, dai 42 tocchi nell’area avversaria, più del doppio rispetto ai 20 concessi ai grigiorossi. È stato questo dato, più di altri, a spiegare la natura del dominio nerazzurro.