Al di là delle polemiche arbitrali: ecco i dati che dimostrano che l’Atalanta ha meritato di battere il Napoli

scheda. L’approfondimento di Gianluca Besana

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A dodici giornate dalla fine gli scontri diretti non valgono solo tre punti, ma spostano equilibri, accorciano o allungano distanze in modo decisivo. Allo stesso modo, ogni passo falso pesa più del solito, perché riduce il margine di errore e amplifica quello delle concorrenti. Con la vittoria sul Napoli l’Atalanta è salita a 45 punti, consolidando la propria posizione in zona europea e mettendo pressione alle dirette concorrenti. Quella vinta dai nerazzurri nei confronti dei partenopei non è stata una gara dominata sul piano estetico, ma interpretata con lucidità nei momenti chiave. L’Atalanta ha corretto ampiezze, ha modificato le connessioni tra trequarti e punta, e ha ribaltato l’inerzia con cambi mirati. Senza De Ketelaere e Raspadori, contro un Napoli strutturato e verticale, il risultato ha avuto un valore tecnico oltre che numerico. È su struttura, duelli individuali, gestione delle corsie e impatto dei cambi che si sviluppa l’analisi “lunga” della partita.

La svolta per i ragazzi di Palladino nella sfida contro il Napoli non è arrivata da un cambio di sistema, ma da una modifica concreta nella distribuzione delle ampiezze e dei riferimenti offensivi. Nel primo tempo l’Atalanta aveva sviluppato prevalentemente a destra. Scalvini aveva occupato con continuità il mezzo spazio, cercando di creare una superiorità interna temporanea, mentre Kamaldeen si era mosso (troppo) vicino a Krstovic, finendo per congestionare la zona centrale e facilitare le letture difensive del Napoli. La manovra era risultata prevedibile, con poche rotazioni tra quinto, mezzala e trequartista e con scarso utilizzo, o un utilizzo statico, dell’ampiezza pura.