Atalanta, cosa vuol dire il ko col Bologna alla fine del percorso: squadra che non rischia e non ha un’identità nuova

scheda. L’approfondimento di Gianluca Besana

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R affaele Palladino, nel post partita, ha parlato soprattutto di obiettivo raggiunto. L’Atalanta ha conquistato l’accesso ai preliminari di Conference League e questo, nella lettura dell’allenatore, rappresenta comunque un risultato importante dentro una stagione complicata. Eppure, al di là delle parole, la serata contro il Bologna ha trasmesso sensazioni molto differenti. Non tanto per la sconfitta in sé, quanto per l’impressione di un’Atalanta arrivata lentamente al termine del proprio ciclo tecnico senza più l’energia, l’intensità e forse nemmeno la convinzione necessarie per congedarsi dal suo pubblico nel modo migliore. Lo stesso Palladino, già alla vigilia, aveva lasciato trasparire toni molto simili a un congedo, parlando di gratitudine verso ambiente e società senza mai affrontare realmente il tema continuità. E probabilmente il suo futuro era già stato deciso prima ancora del fischio d’inizio. Ma proprio per questo l’ultima notte casalinga della stagione avrebbe probabilmente meritato un finale differente, soprattutto sul piano dell’identità e dell’intensità. Perché contro il Bologna l’Atalanta non ha dato la sensazione di essere una squadra pronta a difendere con aggressività il proprio finale di stagione. Anzi, si è avuta la sensazione che chi è andato in campo non abbia letto il motto scritto sul colletto delle maglie, e più che “sudarsi” una gara, abbia accompagnato la partita verso un risultato sufficiente, quasi amministrando il vantaggio costruito all’andata nello scontro diretto. Una gestione che ha finito per accentuare ulteriormente quella perdita di energia, riconoscibilità e continuità che negli ultimi mesi ha accompagnato il percorso nerazzurro, ad esclusione della sfida di San Siro.