Atalanta, da Cagliari il dato che fotografa il «non gioco»: 75 passaggi per arrivare al tiro

scheda. L’approfondimento di Gianluca Scamacca

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L a sconfitta di Cagliari non è stata solo un passo falso sul piano tecnico o tattico. È stata una di quelle partite che costringono ad allargare lo sguardo, a farsi qualche domanda in più. Arrivava subito dopo la notte più difficile della stagione e in un momento in cui ogni dettaglio, anche nella gestione quotidiana, avrebbe dovuto avere un peso diverso. Il tema della preparazione post-Lazio va quindi maneggiato con attenzione, ma non può essere ignorato. Palladino ha scelto di concedere un giorno di riposo aggiuntivo dopo una gara emotivamente e fisicamente dispendiosa, una scelta (non nuova) comprensibile nella logica della gestione del gruppo. Tuttavia, inserita dentro il contesto della stagione, lascia qualche interrogativo. Questa è una squadra che più volte ha dato la sensazione di mancare di intensità nei momenti chiave, e proprio per questo il bilanciamento tra recupero e riattivazione diventa delicato. A Cagliari si è vista un’Atalanta scarica soprattutto nei primi minuti, lenta nelle letture, poco reattiva sulle seconde palle e incapace di alzare subito il livello del confronto. Non è una prova, ma è un indizio. Perché contro un avversario che vive di ritmo, duelli e pressione emotiva, arrivare anche solo leggermente “morbidi” significa esporsi subito. Il punto non è tanto se fosse giusto o sbagliato concedere riposo, quanto se questa squadra, per caratteristiche e per momento, possa permettersi di abbassare anche solo per qualche giorno la soglia di tensione. E la partita di Cagliari, in questo senso, lascia più di un dubbio.