E ljif Elmas è arrivato a Bergamo accompagnato da una definizione che ricorre quasi inevitabilmente quando si prova a raccontarne le caratteristiche: jolly. Mezzala, trequartista, esterno offensivo, giocatore capace di occupare più zone senza costringere l’allenatore a modificare la struttura della squadra. È soprattutto su questa duttilità che si sono concentrate le prime letture dopo l’operazione conclusa con il Lipsia (un prestito con diritto di riscatto fissato - cifra ufficiosa - a 11 milioni). Una chiave corretta, ma che ci dice poco del giocatore. Perché il punto su cui focalizzare la nostra attenzione non è tanto stabilire quanti ruoli possa ricoprire. La sua carriera lo ha già dimostrato. La questione più interessante riguarda invece ciò che Maurizio Sarri può farne dentro la nuova Atalanta. A 26 anni, dopo 189 presenze in Serie A e un percorso che lo ha portato dal Napoli al Lipsia, quindi nuovamente in Italia tra Torino e Napoli, il macedone arriva a Bergamo con un bagaglio sufficientemente ampio da non dover essere scoperto. Deve piuttosto essere collocato. L’operazione si è sviluppata rapidamente. L’Atalanta ne ha ufficializzato l’arrivo il 22 agosto e meno di ventiquattro ore dopo Sarri lo ha inserito tra i convocati per l’esordio in campionato contro il Sassuolo. Non è stato soltanto un passaggio formale. All’82’ Elmas è entrato al posto di Raspadori, trovando immediatamente i primi minuti in nerazzurro. Una scelta ancora più significativa considerando quanto spiegato successivamente dallo stesso Sarri. Il nuovo acquisto aveva alle spalle appena mezzo allenamento con la squadra. Otto minuti più recupero non permettono naturalmente di formulare giudizi sul rendimento, ma la sostituzione offre una prima indicazione. Sarri lo ha utilizzato nella linea offensiva, nella posizione lasciata libera da Raspadori. È coerente con quanto dichiarato poco prima della partita dal direttore sportivo Cristiano Giuntoli, che ha indicato nell’esterno e nel centrocampo le due possibili aree di utilizzo del macedone.