L’ Atalanta si è presentata alla sfida contro il Frosinone in un momento particolarmente delicato della propria stagione. Cinque sconfitte nelle ultime sette partite giocate, e due sconfitte consecutive contro Milan, in campionato, e Ajax, in Conference League, avevano aggravato una situazione già complicata da un’identità di gioco ancora distante dalle aspettative legate all’arrivo di Maurizio Sarri. La squadra nerazzurra in tutta la prima parte della stagione ha continuato a mostrare difficoltà nel tradurre i principi del proprio allenatore in un sistema collettivo efficace e riconoscibile, e in parte questo è successo anche contro la squadra allenata da Alvini. Sulla carta, l’impegno casalingo contro una neopromossa avrebbe potuto rappresentare l’occasione ideale per invertire la tendenza, ma il Frosinone è stata una squadra tutt’altro che facile da affrontare. I gialloblù di Massimiliano Alvini, avevano infatti dalla loro numeri tutt’altro che rassicuranti per l’Atalanta: 13 punti nelle prime sette giornate, una media di 17,4 conclusioni a partita e un pressing (PPDA 9.5 per Opta) tra i più intensi del campionato. Statistiche che raccontavano di una squadra aggressiva, verticale e capace di mettere in difficoltà anche avversari tecnicamente superiori. Così è stato.