Atalanta, i dati di un attacco ancora in deficit rispetto a Retegui. E le riflessioni (necessarie) sul futuro

scheda. L’approfondimento di Gianluca Besana

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C’ è un dato che attraversa la stagione dell’Atalanta e che aiuta a leggere molte delle difficoltà emerse nel corso di questi mesi. Non riguarda il volume di gioco della squadra di Palladino, che è comunque tra alti e bassi rimasto alto, né la capacità di occupare stabilmente la metà campo avversaria. Riguarda ciò che succede negli ultimi sedici metri, dove il rendimento dei centravanti nerazzurri non ha garantito ( e questo discorso va esteso all’intera stagione) quella continuità necessaria per sostenere una squadra con ambizioni europee. Scamacca è stato presente a intermittenza, senza mai riuscire a dare continuità piena al proprio rendimento dentro la stagione. Non tanto per lunghe assenze, quanto per una disponibilità “a macchia” e non sempre accompagnata da incisività costante. Accanto a lui, Krstovic ha rappresentato una soluzione utile per caratteristiche, ma i suoi numeri raccontano un impatto più limitato, soprattutto nella trasformazione delle occasioni e nella qualità delle giocate negli ultimi metri. In parallelo, l’Atalanta ha perso tempo anche nella gestione di Lookman, prima nel trovare una collocazione stabile e poi nel riassorbire la sua assenza, con effetti evidenti sulla fluidità e sulla qualità dell’ultimo terzo. Questo ha contribuito a rendere meno efficiente un sistema che, per caratteristiche, ha bisogno di precisione e continuità negli ultimi metri. Il confronto con la passata stagione, in questo senso, è inevitabile. Retegui aveva garantito una presenza più stabile e numeri più solidi, non solo in termini di gol ma anche per frequenza con cui le azioni venivano trasformate in occasioni reali. È dentro questo scarto, tra costruzione e finalizzazione, che si può leggere una parte concreta delle difficoltà offensive dell’Atalanta.