Atalanta-Napoli 2-1, match analysis. I cambi di Palladino hanno conquistato campo e cambiato la partita

scheda. L’analisi di Gianluca Besana

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C erte vittorie hanno un peso e un sapore diverso, perché arrivano in un momento delicato della stagione e arrivano dentro condizioni non ideali. L’Atalanta di Palladino, battendo il Napoli ha fatto un passo deciso in classifica nella rincorsa europea, e lo ha fatto senza due pedine fondamentali come De Ketelaere e Raspadori, privata di fatto di qualità tra le linee e di soluzioni offensive già consolidate. Invece di perdere riferimenti però, la squadra ha compattato il proprio impianto, trovando alternative tattiche ( leggi un Samardzic finalmente all’altezza ) e nuove connessioni. È da questa capacità di adattamento, che prende forma l’analisi di una gara che siamo sicuri ha infuso ulteriore convinzione non solo ai giocatori, ma all’intero ambiente nerazzurro.

Palladino ha confermato il 3-4-2-1 scegliendo una struttura solida e fisica dietro, con Scalvini, Hien e Kolasinac incaricati di reggere le marcature preventive su Højlund e sugli inserimenti dei trequartisti azzurri. In mezzo al campo la novità più significativa è stata Pasalic mezzala al posto dell’affaticato Ederson, comunque partito dalla panchina, scelta che ha tolto strappo ma ha garantito tempi di inserimento e occupazione più ragionata degli spazi tra le linee. Accanto a lui de Roon ha assicurato equilibrio e coperture preventive. Le sorprese maggiori sono arrivate davanti con Krstovic ancora preferito a Scamacca per attacco della profondità e pressione sul centrale avversario, con Kamaldeen schierato a destra per creare superiorità nell’uno contro uno e mettere sotto stress la catena sinistra del Napoli.