S ei punti nelle prime tre giornate consentono all’Atalanta di Maurizio Sarri di iniziare il campionato senza perdere contatto con le posizioni di testa. Le vittorie contro Sassuolo e Bologna hanno preceduto la sconfitta dell’Olimpico contro la Roma, in una fase nella quale la squadra sta ancora assimilando principi e riferimenti differenti rispetto al recente passato. Più della classifica, sono però i primi numeri a suggerire la dimensione del lavoro ancora necessario. Confrontando l’Atalanta con la media delle prime sette della Serie A 2025/26, emerge una distanza significativa sia nella produzione offensiva sia nella capacità di limitare quella avversaria. Un confronto che va utilizzato con cautela. Tre partite rappresentano un campione troppo ridotto per formulare giudizi, mentre la gara contro la Roma ha assunto proporzioni statistiche fuori scala, anche per la scelta di Sarri di difendere a lungo con un blocco basso e denso centralmente. I dati, quindi, non certificano il valore attuale dell’Atalanta e tantomeno quello che potrà raggiungere. Servono piuttosto a indicare una direzione. Fanno intuire la distanza che l’Atalanta dovrà progressivamente colmare per costruire un rendimento da squadra di testa. Capire dove intervenire diventa allora più interessante dei numeri stessi. Uscita bassa, compattezza senza palla e qualità della fase offensiva sono i primi territori sui quali misurare la crescita della nuova Atalanta.