L a risposta dell’Atalanta dopo il KO contro il Bilbao era attesa ma non scontata. I nerazzurri avevano bisogno di ritrovare certezze tecniche, emotive e di lettura delle situazioni, oltre che ai 3 punti in classifica, vitali per alimentare le ambizioni europee. Contro il Parma l’Atalanta ha mostrato un volto diverso, fatto di aggressività dall’inizio, lucidità nelle scelte, capacità di alternare pressione e gestione senza perdere equilibrio. Una prestazione costruita sui dettagli, sulle preventive corrette e su una lettura matura dei momenti della gara, che ha permesso ai nerazzurri di indirizzare il match e poi di controllarlo senza blackout. Non una semplice vittoria, ma un segnale evidente di aver “imparato” la lezione.
Ad inizio gara Palladino ha confermato il 3-4-2-1, ma con scelte che hanno raccontato chiaramente il momento attraversato dalla squadra. La prima ha riguardato la corsia sinistra, dove Bernasconi è stato inizialmente risparmiato e Zalewski è stato schierato come esterno a tutta fascia. Una decisione legata alla gestione fisica, ma anche alla volontà di aumentare la qualità delle ricezioni interne contro un Parma che in teoria avrebbe difeso basso e orientato a proteggere il centro. Zalewski ha offerto ampiezza pura, ma anche conversioni sul centro al momento opportuno. Le scelte più significative si sono concentrate però nella linea difensiva. Dopo le difficoltà emerse contro il Bilbao, palesate soprattutto da errori individuali commessi dai braccetti. Palladino ha optato per rimettere in campo Scalvini ad Ahanor, confermando invece Djimsiti sul centro, con l’obiettivo di ristabilire riferimenti chiari nei duelli e ridurre il rischio in costruzione.