Atalanta-Verona 1-0, match analysis. Più risultato che prestazione, e un secondo tempo che non ha convinto

scheda. L’analisi di Gianluca Besana

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Q uella tra Atalanta e Verona non è stata di certo una partita spettacolare, ma è stata comunque una partita vera, di quelle in cui conta capire come vincere anche quando il controllo non è totale e la brillantezza non è quella delle giornate migliori. L’Atalanta ha portato a casa 3 punti pesanti contro un Verona organizzato e resistente, dentro una gara spezzata, a tratti sporca e mai davvero chiusa. I nerazzurri hanno fatto la partita per lunghi tratti, ma senza riuscire a tradurre con continuità la superiorità territoriale in pericolosità reale. E quando il ritmo si è abbassato, la squadra di Palladino ha lasciato spazio al ritorno degli avversari, rischiando più del necessario nel finale di gara. È qui che si è potuto misura la maturità del gruppo, nella gestione dei momenti e nella capacità di non perdere comunque il controllo della partita nonostante la squadra non sia mai riuscita a superare gli avversari per intensità o qualità. Una vittoria che pesa, ma che lascia anche indicazioni chiare su come migliorare in vista della fase finale della stagione.

Palladino ha fatto una scelta molto precisa nella gestione della zona centrale, mettendo insieme de Roon ed Ederson ma accompagnandoli con due riferimenti offensivi come De Ketelaere e Zalewski che non hanno occupato stabilmente la stessa linea. Questo ha creato una struttura “a scalare” tra le linee, utile per avere sempre una soluzione corta in uscita. La presenza (obbligata vista l’assenza dei Scamacca) di Krstovic ha avuto invece una funzione molto più diretta e specifica. Con il montenegrino in campo, Palladino ha trovato un profilo più adatto al duello fisico contro la linea difensiva del Verona, una punta capace di reggere l’impatto, attaccare la profondità e lavorare sui palloni diretti.