Bologna-Atalanta 0-2, match analysis. Prima il dominio, poi il controllo: così Palladino dopo Gasp batte anche Italiano

scheda. La match analysis di Gianluca Besana

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L a partita di Bologna è servita soprattutto a misurare le reali potenzialità dell’Atalanta in un contesto difficile, e contro un’avversaria diretta. Pur priva di diversi giocatori chiave, la squadra di Palladino ha risposto con una prestazione eccellente, dimostrando di aver trovato continuità non solo nei risultati, ma anche nel rendimento. L’Atalanta ha mostrato una condizione atletica nettamente superiore a quella del Bologna, reggendo intensità, duelli e ritmi per tutta la gara, e soprattutto ha dato segnali importanti sul piano mentale. La squadra di Palaldino ha mostrato lucidità nelle scelte, capacità di soffrire nei momenti critici e cinismo nel colpire quando si è presentata l’occasione. In una fase della stagione in cui servivano conferme, Bologna ha certificato che questa Atalanta è competitiva, solida e consapevole dei propri mezzi.

Il Bologna si è presentato con il consueto 4-2-3-1, confermando un’impostazione aggressiva e coerente con i propri princìpi. Ravaglia ha difeso i pali per l’assenza di Skorupski, mentre in difesa Italiano ha scelto Holm e Miranda come terzini, con Vitík ed Heggem centrali: una linea chiamata a difendere alta e ad accettare campo alle spalle pur di sostenere il pressing. In mezzo ha agito la coppia Ferguson-Freuler, più orientata all’equilibrio e alla lettura delle seconde palle che alla pura costruzione. Sulla trequarti sono partiti Orsolini, Fabbian e Cambiaghi, a conferma della volontà di creare isolamento sugli esterni e movimento continuo tra le linee, con Dallinga riferimento centrale chiamato soprattutto a legare il gioco e ad aprire spazi.