C ome abbiamo visto nella prima parte della nostra analisi, nel calcio di Sarri il possesso non è mai stato una forma di attesa. Non serviva soltanto a proteggere il pallone o ad abbassare il ritmo della partita, ma a preparare l’attacco. Le lunghe sequenze di passaggi, gli scambi nello stretto, le uscite codificate dal basso e le catene laterali avevano sempre un obiettivo preciso. Portare la squadra nelle condizioni migliori per arrivare alla conclusione. È per questo che l’evoluzione del suo calcio non può essere letta soltanto attraverso il volume del palleggio. Dopo aver osservato come siano cambiati possesso e numero di passaggi, il passaggio successivo riguarda il modo in cui le squadre di Sarri hanno prodotto occasioni. Anche in questo caso il Napoli resta il punto più alto del percorso. Non soltanto per la qualità estetica del gioco, ma per la continuità con cui quella squadra riusciva ad arrivare al tiro. Il possesso muoveva gli avversari, le catene laterali creavano vantaggi, il tridente occupava l’area con tempi diversi e il pallone arrivava negli ultimi trenta metri dopo essere passato attraverso meccanismi ripetuti con precisione quasi automatica. Negli anni successivi, però, anche la produzione offensiva di Sarri ha seguito una trasformazione. Le sue squadre hanno continuato a cercare ordine, pulizia tecnica e controllo, ma non sempre hanno mantenuto lo stesso volume di occasioni del Napoli. È cambiato il peso degli interpreti, è cambiato il ruolo del centravanti, è cambiato il modo di usare gli esterni. Ed è dentro questa evoluzione che si può iniziare a capire quali caratteristiche dovrà avere l’attacco della nuova Atalanta.