D opo il controllo del gioco e la produzione offensiva, la terza analisi riguarda la parte meno raccontata del calcio di Sarri. La fase di non possesso. Per anni il tecnico toscano è stato associato soprattutto al palleggio, alla costruzione dal basso e alla capacità delle sue squadre di arrivare alla conclusione attraverso sequenze codificate. Eppure, dietro quella struttura offensiva, è sempre esistita un’organizzazione difensiva precisa. Il possesso, nel calcio di Sarri, non è mai stato soltanto uno strumento per attaccare. È stato anche un modo per difendere meglio, tenere la squadra corta, mantenere distanze ridotte tra i reparti e preparare la riaggressione dopo la perdita. Quando il pallone passa agli avversari, però, emerge l’altra faccia del suo modello. Una difesa costruita non sulla rincorsa individuale, ma sulla posizione, sulla linea, sui sincronismi e sulla capacità del blocco di muoversi insieme. È qui che il confronto con l’Atalanta diventa particolarmente interessante. La squadra nerazzurra arriva da anni in cui la fase difensiva si è fondata su principi molto diversi, legati alle marcature individuali, al duello e alla massima responsabilizzazione del singolo. Con Sarri il riferimento principale cambia. Non più soltanto l’uomo da seguire, ma la palla, lo spazio da chiudere e la distanza dai compagni. Per questo la terza analisi del trittico riguarda il cambiamento più profondo che l’Atalanta dovrà assorbire. Passare da una difesa costruita sui duelli a una difesa di reparto, capace di allargarsi e contrarsi come un organismo unico, togliendo spazio alla manovra avversaria attraverso il movimento coordinato delle linee.