N elle analisi precedenti abbiamo seguito l’Atalanta sul campo. Abbiamo osservato le difficoltà nell’uscita del pallone, le distanze che si aprono quando la pressione viene superata e la fatica nel creare vantaggi vicino alla porta avversaria. Ora cambiamo punto di osservazione. Mettiamo le immagini accanto ai numeri e chiediamo alle statistiche di aiutarci a capire quanto pesino davvero i problemi che abbiamo visto. Non ci basterà scoprire che l’Atalanta tira poco o concede troppo. È stato già scritto, e i totali da soli lasciano aperte le domande più interessanti. Dove si interrompe la costruzione di un’occasione? I tiri concessi sono molti in tutte le partite o poche gare hanno deformato la media? E quanto dista, nei diversi aspetti del gioco, questa squadra da quelle che oggi occupano le prime sette posizioni? È qui che comincia la nostra analisi. Incroceremo i dati, li confronteremo con il passato e torneremo alle singole partite quando una media rischia di nascondere più di quanto racconti. Cercheremo anche ciò che potrebbe smentire le impressioni maturate finora. Perché i numeri diventano davvero utili quando smettono di confermare una diagnosi già pronta e ci costringono a formularne una più precisa.
Sei punti dopo cinque giornate, quattro di distanza dal settimo posto. È la fotografia della classifica, ma lascia aperta la domanda che conta. L’Atalanta sta pagando più di quanto meriti, oppure i risultati hanno finora attenuato la portata delle difficoltà viste in campo? Il confronto fra gol e occasioni suggerisce la seconda ipotesi. Nei dati di ScoutingStats, i nerazzurri hanno segnato 5 reti a fronte di 4,67 xG prodotti. Dall’altra parte hanno subito 7 gol, mentre le conclusioni degli avversari valgono circa 9,8 xG. Gli scarti vanno nella stessa direzione. L’Atalanta ha ricavato qualcosa in più dai propri tiri e ha incassato meno reti di quante ne suggerisca la qualità dei tiri concessi. La differenza reti è meno due; quella fra xG prodotti e subiti è circa meno 5,13.