Il calcio dei Mondiali e l’Atalanta/1 Il possesso palla di Sarri somiglia a quello di De la Fuente: ecco perché

scheda. La prima parte dell’approfondimento di Gianluca Besana

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Proponiamo, a partire da questo approfondimento, quattro puntate sugli elementi tattici emersi dal recente Mondiale. E come questi spunti possono essere «applicati» all’Atalanta di Sarri.

L e squadre di Maurizio Sarri sono state a lungo associate al possesso palla. Una definizione corretta, ma ormai insufficiente per descrivere la funzione che il pallone dovrà assumere anche nella nuova Atalanta. “Possedere” non significa accumulare passaggi o rallentare la partita attraverso una circolazione priva di sbocchi. Significa governare contemporaneamente quattro elementi fondamentali. Lo spazio da occupare, il territorio nel quale sviluppare l’azione, il ritmo da imporre alla gara e la transizione difensiva da preparare prima ancora di perdere il pallone. La Spagna campione del mondo ha offerto la rappresentazione più moderna e completa di questo principio, in quello che possiamo definire come l’evoluzione compiuta del tiki taka. Il suo possesso non è servito a conservare il pallone, ma a esercitare una forma di controllo sempre più profonda sull’avversario. Ogni sequenza ha cercato di produrre un avanzamento, spostare il gioco verso la porta avversaria oppure modificare le distanze del blocco difensivo. Anche quando il pallone è tornato indietro, l’azione non è ripartita dalla stessa situazione. Nel frattempo la difesa si era mossa, uno spazio si era aperto e il ritmo della partita era rimasto nelle mani della squadra di De la Fuente. È questa la lettura che può aiutare a comprendere il lavoro appena iniziato da Sarri a Bergamo. L’obiettivo non sarà semplicemente avere il pallone più a lungo, ma utilizzarlo per decidere dove, come e a quale velocità dovrà essere giocata la partita.