Il calcio dell’Atalanta/4 Un giocatore «esce», gli altri si spostano: così il pressing diventa un movimento collettivo

scheda. L’approfondimento di Gianluca Besana

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N ella prima parte della nostra analisi abbiamo provato a modificare il modo di osservare la pressione dell’Atalanta. Non più soltanto l’uomo aggredito, la distanza dal portatore o la velocità della riconquista, ma anche lo spazio protetto, la linea di passaggio schermata e la direzione verso la quale viene accompagnato il possesso. Adesso possiamo fare un passo ulteriore e capire come questi principi possono essere trasformati in movimenti coordinati all’interno di un 4-3-3, distinguendo i comportamenti riconoscibili nell’Atalanta dalle possibili soluzioni offerte dal sistema. Il punto di partenza è che la disposizione della squadra che difende può rimanere la stessa, mentre le modalità della pressione cambiano in funzione della struttura utilizzata dall’avversario per costruire. Il 4-3-3 definisce una struttura di riferimento, non una successione rigida di uscite. Pressare a zona, infatti, non significa semplicemente assegnare a ogni giocatore una porzione di campo da difendere. Significa stabilire innanzitutto quali spazi proteggere e quali collegamenti impedire. La posizione del pallone e quella degli avversari determinano poi chi deve uscire, mentre i compagni modificano contemporaneamente la propria posizione per mantenere le distanze e proteggere gli spazi che quell’uscita può aprire. È qui che emerge una delle differenze più importanti rispetto a una pressione prevalentemente orientata sull’uomo. Se un avversario cambia posizione, non è necessariamente il singolo difendente a seguirlo. Può cambiare invece il giocatore responsabile della sua zona, mentre il resto della squadra conserva l’equilibrio necessario per preparare l’azione successiva.