La partita oltre il risultato. All’Atalanta di Sarri manca ancora il dominio del gioco

scheda. L’approfondimento di Gianluca Besana

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C i sono partite che, viste senza avere una squadra per cui soffrire, sono una meraviglia. Atalanta-Frosinone è stata una di queste. Otto gol, la vittoria passata di mano più volte, difese che hanno concesso spazi enormi e attaccanti che hanno avuto occasioni per approfittarne. Se uno si fosse recato allo stadio o seduto davanti alla televisione senza sapere nulla della classifica, probabilmente avrebbe passato due ore piacevoli. E alla fine avrebbe anche potuto sostenere di aver visto una delle partite più belle del campionato. Il problema è che a Bergamo nessuno aveva bisogno di una partita del genere. L’Atalanta arrivava da cinque sconfitte nelle ultime sette gare, aveva perso contro Milan e Ajax nel giro di pochi giorni e cercava soprattutto una vittoria che le permettesse di interrompere una serie di risultati preoccupanti. Si è ritrovata invece dentro una partita che il Frosinone ha giocato esattamente come ci si poteva aspettare, fatta di pressione alta, marcature aggressive, ritmo sostenuto, ricerca immediata della profondità. La squadra di Alvini aveva già mostrato queste caratteristiche nelle prime giornate e le ha riproposte anche a Bergamo, accettando il rischio di concedere campo e occasioni pur di continuare ad attaccare.