L a sconfitta per 3-2 contro il Milan ha messo nuovamente a nudo le contraddizioni di un’Atalanta che fatica a dare continuità al proprio gioco. Per oltre un’ora la squadra di Sarri ha costruito poco, gestito male gli spazi e giocato a ritmi troppo bassi, con e senza palla. Poi, sotto di tre gol, ha cambiato passo e sfiorato una rimonta impensabile fino a pochi minuti prima. Una reazione significativa, che però non cancella i primi 65 minuti, fatti di un’Atalanta passiva, prevedibile, quasi mai in grado di mettere in difficoltà il Milan. Nei primi 65 minuti si sono rivisti i difetti di sempre. La manovra è stata ancora una volta lenta, con pochi attacchi alla profondità e un possesso incapace di produrre vantaggi. Anche senza palla è mancata aggressività. La prima linea ha corso molto per schermare le traiettorie, recuperando poco, soprattutto subito dopo aver perso il possesso. Il paradosso è che una costruzione tanto ragionata quanto sterile ha finito per affidare la creazione di occasioni proprio alle iniziative dei singoli. È un’impressione che accompagna la squadra dall’inizio della stagione. I giocatori sembrano più impegnati a rispettare le posizioni che a interpretare il gioco.