A differenza della gara dell’Olimpico, l’Atalanta di Torino non è sembrata in balia dell’avversaria, che comunque apparteneva alla nobiltà del calcio italiano, e quindi tecnicamente di livello più alto rispetto alla media della Serie A. Eppure, al contempo, quasi mai è sembrata davvero vicina a poter vincere, o quantomeno a poter fare male ai bianconeri. È questa la contraddizione che mi sono portato dietro dallo Stadium e che rende il 2-0 contro la Juventus più interessante di quanto dica il risultato. La tentazione di chiudere rapidamente il discorso esiste. È arrivata la terza sconfitta consecutiva, l’attacco ha continuato a produrre poco e Carnesecchi, oltre ad aver effettuato le solite parate “salva risultato” ha raccolto altre due volte il pallone dalla propria porta. Quasi una sentenza dopo 5 giornate di campionato e una bella montagna di soldi spesi. Poi però ho provato a rimettere insieme quello che avevo appena visto.
L’Atalanta ha avuto il 48% del possesso palla. Ad occhio era sembrato anche di più, forse per la lentezza (a volte estrema) del fraseggio. La squadra di Sarri ha completato 428 passaggi su 472 tentati con il 91% di precisione e ha concluso 11 volte contro le 14 della Juventus. Numeri che, presi isolatamente, descrivono una partita equilibrata. E anche l’occhio ha restituito qualcosa di simile. La squadra di Sarri non è stata schiacciata, ha attraversato diverse fasi di gioco controllando il pallone e per lunghi tratti è riuscita a giocare nella metà campo juventina. Il problema è cominciato esattamente nel punto in cui il possesso avrebbe dovuto smettere di essere possesso e diventare pericolo.