La partita oltre il risultato. Il ritorno con l’Hapoel ha dato conferme: all’Atalanta serve completare la rosa

scheda. L’approfondimento di Gianluca Besana

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L’ Atalanta ha raggiunto il primo obiettivo della stagione. La vittoria sul neutro di Miskolc ha consegnato alla squadra di Sarri la qualificazione alla League Phase di Conference League. La doppia sfida contro gli israeliani si è rivelata però decisamente più complicata del previsto. Dopo lo 0-0 di Bergamo, serviva vincere e i nerazzurri ci sono riusciti, mostrando anche una crescita nel corso della partita e trovando dalla panchina le soluzioni che hanno finito per spostare l’equilibrio. La qualificazione però, non ha cancellato le incertezze emerse dai 180 minuti giocati contro l’Hapoel. Il divario tecnico tra le due squadre è apparso evidente soprattutto nelle individualità, molto meno nello sviluppo del gioco. L’Atalanta ha segnato un solo gol, ha concesso agli israeliani lunghi momenti di controllo e anche al ritorno ha faticato a dominare in modo stabile la partita attraverso il possesso e la pressione. Qualche progresso rispetto all’andata si è visto. La condizione è sembrata migliore, il cambio di gioco è diventato più rapido e Sarri ha gestito bene tempi e caratteristiche delle sostituzioni. Allo stesso tempo sono rimaste alcune difficoltà nella fluidità della manovra, nei tempi delle uscite senza palla e nella protezione delle transizioni, e nell’attacco alla profondità. Il passaggio del turno ha quindi rappresentato un risultato importante, ma anche un punto di partenza. La doppia sfida contro l’Hapoel ha mostrato alcuni progressi, ma soprattutto quanto lavoro resti ancora da fare.