La partita oltre il risultato. L’Atalanta e il 4-2-3-1: tre gol diversi e tanta intensità. Ma ora deve essere «sostenibile» a lungo

scheda. L’approfondimento di Gianluca Besana

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P rima, mezz’ora di calcio ad alto livello, nel quale l’Atalanta ha mostrato un volto profondamente diverso rispetto alle precedenti uscite, poi, sessanta minuti nei quali l’Atalanta è tornata a manifestare quelle difficoltà che sembravano essere state improvvisamente superate. Dopo 3 sconfitte consecutive, il passaggio al 4-2-3-1 ha rappresentato la principale novità tattica nell’anticipo del lunedì sera contro il Venezia, ed ha condotto i nerazzurri alla vittoria, anche se a fare la differenza è stata soprattutto l’interpretazione collettiva del nuovo sistema. Per trenta minuti i nerazzurri hanno giocato con intensità, aggressività e rapidità di esecuzione, mostrando un’organizzazione efficace tanto in fase di possesso quanto nella pressione e nella riconquista del pallone. Una mezz’ora per certi versi illusoria, perché al progressivo abbassamento dei ritmi è corrisposto il ritorno di un’Atalanta molto simile a quella vista prima della sosta. La squadra ha perso compattezza, ha abbassato il baricentro e ha smesso di aggredire gli avversari con la stessa convinzione, finendo per subire a lungo l’iniziativa del Venezia (64% di possesso palla).