P er alcuni tratti della partita di Amsterdam, l’Atalanta ha dato l’impressione di poter vincere la gara contro l’Ajax, ma allo stesso tempo non ha mai dato l’impressione di dominare la sfida. I nerazzurri hanno trovato spazi interessanti alle spalle della linea difensiva olandese, spesso generosamente alta, e hanno costruito alcune situazioni promettenti attraverso rapide verticalizzazioni. Ma tra la capacità di rendersi pericolosi e quella di imporre il proprio calcio è emersa una differenza sostanziale, che ha riportato al centro della discussione il percorso intrapreso fin qui da Sarri. L’Atalanta ha continuato infatti ad affidarsi soprattutto alle accelerazioni e agli attacchi in campo aperto, mentre ha faticato a sviluppare quel possesso prolungato che avrebbe dovuto permetterle di guadagnare metri, alzare il baricentro e costringere l’Ajax a difendersi nella propria metà campo. Non è mancata completamente la capacità di attaccare, quanto quella di dare continuità alle proprie iniziative. Ed è proprio qui che la prestazione di Amsterdam ha sollevato gli interrogativi più importanti, perché ha mostrato una squadra ancora capace di sfruttare alcuni principi del proprio passato, ma lontana dal controllo della partita che il suo attuale allenatore ha cercato di costruire.