L’Atalanta a Como non ha guadagnato punti, ma ha guadagnato credibilità: competere si può (se si gioca così)

scheda. L’approfondimento di Gianluca Besana

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L’ Atalanta aveva affrontato il pomeriggio del Sinigaglia con l’idea di giocarsi qualcosa di più di una semplice partita di campionato. In palio c’era la possibilità di accorciare sul Como e di accorciare proprio sui lariani in classifica. L’episodio dell’espulsione di Ahanor, arrivato dopo pochi minuti, ha però spostato immediatamente il baricentro della gara su un terreno diverso, rendendo quasi irrealistico pensare di portare a casa l’intera posta. In quel momento, il principio più elementare ma spesso più difficile da applicare - se non puoi vincere, non devi perdere - è diventato la vera chiave di lettura della partita. Costretta a giocare per oltre ottanta minuti in inferiorità numerica, l’Atalanta ha visto cambiare radicalmente le prospettive della propria gara. Evitare la sconfitta non era più soltanto una necessità contingente, ma una scelta strategica per non concedere terreno a una diretta concorrente e per non complicare ulteriormente un percorso già reso accidentato dagli alti e bassi di stagione. Da quel momento in avanti, la partita si è trasformata in una prova di gestione, di lettura e di resistenza, in cui ogni errore avrebbe potuto avere un peso sproporzionato. È da qui che nasce il senso profondo della prestazione dell’Atalanta, e da qui che va analizzata una gara segnata dall’imprevisto, ma anche da una risposta lucida e organizzata.

Prima dell’episodio che ha stravolto la gara, l’Atalanta aveva impostato una partita riconoscibile e coerente con il contesto. Palladino aveva chiesto ai suoi di alzare subito il baricentro, accettando il rischio di difendere in campo aperto pur di togliere tempo e spazio alla prima costruzione del Como. La pressione iniziale era stata orientata uomo su uomo, con l’obiettivo di interrompere sul nascere la manovra dei lariani. Non a caso, nei primi minuti il Como aveva abbassato proprio Perrone tra i centrali, trascinando Ederson fuori posizione e provando a creare una prima superiorità numerica in uscita.