L’Atalanta che domina ma crea poco e segna ancora meno: analisi per capire questa «metamorfosi»

scheda. L’approfondimento tecnico di Gianluca Besana

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P er quasi dieci anni l’Atalanta ha avuto una caratteristica riconoscibile. Anche quando cambiavano gli interpreti, il modo di stare in campo restava lo stesso. Le partite venivano trascinate dentro un territorio scomodo per le avversarie, fatto di duelli, corse in avanti, pressione feroce, palloni recuperati e immediatamente rigiocati verso la porta avversaria. Non era soltanto un sistema tattico. Era una forma precisa di imporre superiorità. L’ultima Atalanta di Gasperini, nonostante i tanti veterani, aveva ancora dentro di sé questo DNA. Non era più esplosiva come quella del 2020 o del 2021, ma continuava a vivere di intensità e di produzione offensiva. Segnava oltre due gol a partita, costruiva occasioni di qualità, trasformava la velocità d’esecuzione in vantaggio offensivo. La squadra non aveva bisogno di tenere il pallone per controllare. Le bastava accelerare il ritmo della gara per costringere l’avversaria a giocare nel suo campo emotivo. Poi qualcosa si è incrinato. L’addio di Gasperini, concretizzatosi l’estate scorsa, ha aperto una fase nuova, molto più complessa di quanto ci si potesse immaginare. Ivan Juric ha provato a raccogliere l’eredità del suo maestro scegliendo però una strada diversa, meno aggressiva, più prudente, più orientata al controllo. Ma nel tentativo di dare più disciplina tattica alla squadra ha finito per toglierle anche una parte della sua forza. La manovra è diventata più lenta, il pressing meno feroce, i meccanismi offensivi più prevedibili. I numeri, da quel momento, hanno iniziato a raccontare una squadra che continuava a occupare il campo, ma sempre meno capace di incidere davvero. Diversi osservatori hanno descritto l’Atalanta dell’autunno come una squadra “meno verticale e meno convinta”, incapace di ritrovare quella continuità di pressione e di attacco che l’aveva resa unica. L’arrivo di Palladino ha rimesso ordine. La squadra è tornata a essere più solida, più compatta, più leggibile. Non ha recuperato l’Atalanta di Gasperini, né poteva farlo, ma ne ha ritrovato alcuni principi. Più equilibrio, maggiore attenzione nella gestione dei momenti della partita, una fase difensiva meno esposta. Eppure, anche nella risalita degli ultimi mesi, qualcosa sembra definitivamente perso o replicato nel modo sbagliato. L’Atalanta di oggi assomiglia ancora a quella di ieri, ma produce effetti diversi.