L a seconda parte dell’analisi deve quindi partire da una premessa necessaria. Dopo aver messo in fila le incertezze che oggi avvolgono l’Atalanta, dalla guida tecnica alla direzione societaria, ragioneremo ora sulle situazioni di gioco e su alcuni ruoli specifici, tenendo comunque presente che il passaggio al “dettaglio” sarà possibile solo quando il club avrà definito l’allenatore e, di conseguenza, l’idea di gioco su cui costruire la prossima stagione. Prima viene il livello macro. Prima bisogna chiedersi che cosa serva, in termini generali, a una squadra che vuole tornare stabilmente nelle posizioni di vertice della Serie A. Non un’Atalanta qualunque, ma un’Atalanta che vuole competere con continuità, reggere il peso delle settimane decisive e non dipendere solo da picchi di rendimento o da singole individualità. Il ragionamento, allora, deve concentrarsi sui grandi bisogni strutturali: intensità, qualità nelle scelte, profondità della rosa, leadership, capacità di incidere negli ultimi trenta metri e solidità nei momenti in cui le partite si sporcano. Solo dopo, una volta chiarita la guida tecnica, questi principi potranno trasformarsi in nomi, caratteristiche e profili di mercato.
Il primo dato da accettare è che questa Atalanta è arrivata alla fine di un ciclo, o comunque a un punto molto vicino alla sua conclusione naturale. Non è una sensazione solo statistica o tattica. È qualcosa che si è visto nel modo di stare in campo, nella difficoltà a mantenere intensità, nella perdita di brillantezza di alcuni meccanismi e nella fatica sempre più evidente nel produrre calcio con la stessa energia degli anni migliori. Ristrutturare, però, non significa azzerare. Sarebbe un errore pensarlo e, probabilmente, sarebbe anche impossibile farlo in modo radicale. Una squadra che vuole restare competitiva non può semplicemente svuotarsi della propria memoria tecnica, emotiva e identitaria. Alcuni giocatori che hanno vissuto più stagioni dentro l’Atalanta rappresentano ancora un patrimonio, non solo per quello che possono dare in campo, ma per ciò che trasmettono al gruppo.