L’Atalanta di Sarri/1 Dall’aggressività alla sincronizzazione, ecco il 4-3-3 che vedremo nel futuro

scheda. L’approfondimento di Gianluca Besana

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P er quasi un decennio l’Atalanta ha costruito la propria identità attorno al 3-4-3 e a tutte le sue evoluzioni. Un sistema diventato molto più di un semplice modulo. Un linguaggio calcistico riconoscibile, feroce nelle marcature preventive, aggressivo nell’uomo contro uomo e capace di trasformare i nerazzurri in una delle realtà tatticamente più influenti del calcio europeo. L’era di Gian Piero Gasperini ha ridefinito il concetto stesso di provincialismo in Serie A, portando Bergamo dentro una dimensione internazionale attraverso principi radicali, intensità e coraggio. Ora però, dopo il passaggio in panchina di Juric e Palladino, il ciclo sembra avvicinarsi a una svolta profonda. Con l’approdo ormai sempre più probabile di Maurizio Sarri sulla panchina nerazzurra, l’Atalanta si prepara ad abbandonare gradualmente quella struttura a 3 difensori che ne ha accompagnato la crescita per aprirsi a un calcio differente, basato sul 4-3-3, sul controllo posizionale degli spazi e su una gestione più ragionata del pallone. Non si tratterebbe semplicemente di cambiare numeri sulla lavagna tattica. Sarebbe la chiusura simbolica di un’epoca e l’inizio di una nuova fase tecnica e culturale. Dal calcio relazionale e ultra-verticale di Gasperini a un modello che ricerca connessioni corte, superiorità interne, occupazione razionale del campo e manipolazione della pressione avversaria attraverso il possesso. Due idee diverse di dominare la partita.