S e nella prima parte dell’analisi ci siamo concentrati soprattutto sul cuore strutturale del possibile 4-3-3 di Maurizio Sarri — dal ruolo del regista basso ai princìpi del calcio posizionale, passando per la diversa interpretazione del centrocampo rispetto all’era di Gian Piero Gasperini — in questa seconda parte allargheremo lo sguardo sul comportamento collettivo della squadra. Perché il sistema sarriano non vive soltanto attraverso il palleggio centrale o la presenza di un vertice basso davanti alla difesa, ma soprattutto tramite il modo in cui l’intera struttura si muove in relazione al pallone. Analizzeremo quindi il funzionamento delle catene laterali, le connessioni tra terzino, mezzala ed esterno offensivo e il diverso utilizzo delle corsie rispetto al 3-4-3 gasperiniano, dove ampiezza e aggressione dello spazio nascevano soprattutto dalla spinta costante dei quinti. Allo stesso modo entreremo nel comportamento della linea difensiva a quattro, destinata a lavorare con princìpi molto differenti rispetto alla difesa uomo contro uomo che ha caratterizzato l’Atalanta negli ultimi anni. Dalle scalate alle coperture preventive, fino al coraggio richiesto ai centrali nell’accorciare in avanti, il funzionamento del reparto sarà uno degli aspetti più delicati della possibile transizione tattica. Infine approfondiremo uno dei principi più rappresentativi del calcio di Sarri: il movimento osmotico e sincronizzato delle linee. La capacità della squadra di comprimersi e decomporsi verticalmente come un blocco unico sarà infatti uno degli elementi chiave per capire quanto l’Atalanta riuscirà realmente ad assimilare un calcio fondato meno sul conflitto individuale e molto di più sull’armonia collettiva delle distanze e delle posizioni.