T ra le tante questioni irrisolte nella stagione dell’Atalanta, probabilmente nessuno ha pesato quanto il rendimento dei suoi centravanti. Non tanto sul piano puramente numerico, perché sia Nikola Krstovic sia Gianluca Scamacca hanno comunque prodotto dati discretamente importanti, quanto per la sensazione costante di una squadra che non sia mai davvero riuscita a trovare un riferimento offensivo stabile, dominante e pienamente funzionale alla propria identità tecnica da squadra di alta classifica. Per questo motivo, il confronto tra i due attaccanti diventa interessante, perché in realtà racconta due problemi quasi opposti. Da una parte Krstovic, un centravanti che ha portato aggressività, volume fisico e attacco della profondità, ma che nel corso della stagione ha mostrato limiti piuttosto evidenti nella gestione tecnica delle giocate spalle alla porta e soprattutto nella capacità di diventare un riferimento associativo continuo per una squadra di alta classifica. Dall’altra Scamacca, teoricamente il profilo più adatto per guidare il gioco offensivo dell’Atalanta, ma finito lentamente ai margini di una struttura che non è mai riuscita davvero a valorizzarne le qualità come accadeva invece nel sistema estremamente codificato costruito da Gasperini. Per questo motivo ridurre il dibattito semplicemente ai gol segnati rischia di essere fuorviante.