L’Atalanta e quel «dominio lento» che non aiuta gli avversari. E il «vizio» sui calci da fermo che fa prendere troppi gol

scheda. L’approfondimento di Gianluca Besana

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C i sono partite che si complicano prima ancora di cominciare, perché arrivano dopo aver speso tutto, fisicamente e mentalmente, nella “battaglia” precedente. Il calendario non concede tregua e spesso è proprio nel momento decisivo della stagione che il conto delle energie si presenta con più severità. In queste settimane ai nerazzurri servirebbe l’organico al completo per assorbire l’usura e mantenere lucidità, ma quando le rotazioni sono limitate il rischio è quello di pagare qualcosa in termini di ritmo, attenzione e gestione dei momenti. Dentro questo contesto si è inserita la partita giocata dall’Atalanta contro il Sassuolo. Gara nella quale i ragazzi di Palladino hanno dominato nei numeri ma non nei dettagli. Superiorità numerica dal sedicesimo minuto, quasi l’80% di possesso nella ripresa, 26 tiri complessivi e 60 tocchi in area avversaria. Eppure il Sassuolo ha colpito nei momenti chiave, prima su palla inattiva e poi in transizione, difendendo poi basso con ordine e sfruttando ogni spazio concesso con lucidità. Il risultato è stato un paradosso tecnico, dominio territoriale nerazzurro e concretezza neroverde, con la partita scivolata via tra occasioni mancate e gestione imperfetta dei tempi.