L’Atalanta ha scelto Sarri. Il suo calcio nella tesi di Coverciano: movimenti, distanza, perfezione (e taccuino sempre)

commento. L’approfondimento di Gianluca Besana

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M aurizio Sarri è sempre più vicino alla panchina dell’Atalanta. L’ufficialità ancora non c’è, ma la direzione presa dal club sembra ormai piuttosto chiara. Forse è proprio per questo che vale la pena iniziare a raccontare Sarri partendo da uno degli aspetti meno conosciuti dell’allenatore. Del possesso palla, delle geometrie e del “Sarrismo” parleremo eventualmente più avanti. C’è infatti un lato di Sarri molto meno visibile, ma altrettanto interessante, che merita di essere approfondito. Perché esiste un dettaglio che accompagna Maurizio Sarri praticamente da tutta la carriera e che, forse più di qualsiasi lavagna tattica, racconta il suo modo di vivere il calcio. I piccoli taccuini che porta sempre con sé in panchina e durante gli allenamenti. Blocchetti pieni di annotazioni continue, appunti scritti quasi ossessivamente anche durante le partite, dettagli su movimenti, distanze, sincronizzazioni e correzioni da riportare poi nelle sedute successive. È un’immagine che nel tempo è diventata quasi iconica, ma che in realtà racconta molto più profondamente il tipo di allenatore che potrebbe arrivare a Bergamo. Perché il calcio di Sarri non nasce semplicemente dagli schemi o dal modulo, ma da una costruzione quasi maniacale degli automatismi collettivi. Già nella sua tesi di Coverciano del 2006, “La preparazione settimanale della partita”, emergeva un allenatore ossessionato dalla ripetizione dei movimenti, dalle distanze tra i reparti e dalla preparazione scientifica della settimana di lavoro.