L a classifica ha trasformato la trasferta di Lecce in un passaggio quasi obbligato per l’Atalanta. Dopo la sconfitta della Roma e il pareggio del Como, l’Atalanta si è ritrovata davanti una delle rare occasioni per accorciare davvero sulla zona Europa prima dei due scontri diretti con Juventus e Roma. Per questo Palladino, non ha sottovalutato l’impegno ed ha schierato la formazione più forte possibile. La partita, però, nascondeva più insidie di quanto raccontasse la classifica. Il Lecce arrivava da due sconfitte contro Napoli e Roma, ma in tutte aveva saputo restare dentro il match con ordine e intensità. Una squadra difficile da piegare, soprattutto in casa, dove Di Francesco ha spesso giocato con una squadra aggressiva e capace di pareggiare il ritmo anche alle avversarie più forti. Per vincere, l’Atalanta ha puntato sulla qualità più che su ritmo e intensità. Ha dovuto prima capire la partita, poi portarla lentamente dalla propria parte.
Al netto delle assenze di Scamacca, Hien e di un Raspadori che Palladino ha ritenuto ancora non pronto per partire dall’inizio, il tecnico nerazzurro ha scelto di mandare in campo la miglior Atalanta possibile. Una decisione che racconta bene il peso della partita. La sconfitta della Roma e il pareggio del Como avevano infatti aperto ai nerazzurri la possibilità di accorciare in modo concreto sulla zona Europa e di rimettere pressione a chi le stava davanti. Per questo non ci sono state rotazioni pesanti né scelte conservative.