R ibaltare un 2-0 in Europa non è mai solo una questione di orgoglio. È una questione di struttura, di dettagli e di tenuta mentale. L’Atalanta ha affrontato il ritorno contro il Borussia Dortmund sapendo che ogni errore avrebbe potuto pesare doppio e che la partita avrebbe richiesto equilibrio oltre che coraggio. La rimonta è nata da una scelta precisa, ovvero quella di non snaturarsi, e di alzare il livello di qualità e velocità d’esecuzione. I nerazzurri hanno costruito la gara attraverso ampiezza, inserimenti da dietro e gestione consapevole delle transizioni, accettando di concedere qualcosa pur di mantenere il controllo tattico dell’incontro. Non è stata una partita dominata per possesso continuo, ma una partita governata nei momenti decisivi. L’Atalanta ha così ribaltato la doppia sfida e ha conquistato gli ottavi di Champions League con una prestazione che ha unito intensità, disciplina e lucidità competitiva.
L’inizio della partita ha raccontato molto della maturità dell’Atalanta. Pur dovendo ribaltare il 2-0 dell’andata, i nerazzurri non hanno trasformato la gara in un assalto furioso. La squadra di Palladino ha scelto un approccio controllato, accettando la pressione iniziale del Dortmund ma mantenendo compattezza verticale e riferimenti chiari nelle marcature preventive. Il blocco nerazzurro si è mantenuto corto, con de Roon in costante protezione della zona centrale e i braccetti pronti ad accorciare in avanti sulle ricezioni tra le linee. Pasalic ha lavorato con attenzione sui movimenti interni di Bellimgham, mentre gli esterni hanno alternato pressione e copertura senza mai rompere l’equilibrio strutturale. L’obiettivo è stato evidente fin dai primi minuti, togliere pulizia alla prima verticalizzazione del Dortmund.