Milan-Atalanta 2-3, match analisys. La novità tattica che ha deciso la partita: il possesso concesso agli avversari

scheda. L’analisi di Gianluca Besana

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M ilan-Atalanta è arrivata in un momento delicatissimo per entrambe le squadre, anche se per ragioni profondamente diverse. I rossoneri si sono presentati a San Siro con l’obbligo quasi assoluto di vincere per non compromettere definitivamente la corsa alla prossima Champions League, in un clima reso ancora più pesante dalle ultime prestazioni opache e da un ambiente sempre più nervoso attorno alla squadra di Allegri. Dall’altra parte, invece, l’Atalanta era chiamata soprattutto a dare una risposta a sé stessa. Le brutte prove offerte nelle ultime settimane, tra campionato e Coppa Italia, avevano riaperto dubbi tecnici e mentali attorno alla squadra di Palladino, apparsa spesso lenta, confusa e poco incisiva. Per questo motivo, al di là della classifica, la sfida di San Siro rappresentava soprattutto un banco di prova per capire se i nerazzurri fossero ancora in grado di interpretare partite di alto livello con personalità, intensità e lucidità tattica. La risposta per la squadra di Palladino è arrivata dal campo, con 3 gol segnati, e l’ottima prestazione dei nerazzurri, rovinata solo da un finale assolutamente da rivedere.

Le scelte iniziali dei due allenatori sono state in linea con le indicazioni emerse nella vigilia. Allegri ha dovuto rinunciare a Pulisic, uno dei pochi giocatori rossoneri capaci di creare superiorità negli spazi stretti, e ha risposto scegliendo un Milan più fisico e diretto. Dentro Ricci al posto di Fofana, con Loftus-Cheek e Rabiot incaricati di dare progressione e strappo a un centrocampo pensato più per accompagnare le transizioni che per controllare il possesso. Davanti, Leao e Gimenez hanno formato una coppia offensiva mobile, costruita per attaccare gli spazi alle spalle della linea alta nerazzurra.

Palladino, invece, ha confermato Krstovic dal primo minuto, preferendolo a Scamacca come riferimento offensivo. Una scelta che premiato ancora volta il montenegrino, un giocatore con le qualità da combattente. Alle sue spalle, la presenza contemporanea di Raspadori e De Ketelaere ha invece dato all’Atalanta una struttura più tecnica e associativa, pensata per muovere il blocco medio-basso del Milan attraverso ricezioni tra le linee e qualità nel fraseggio corto. Dietro, da segnalare il rientro di Hien da titolare.

Il primo tempo di San Siro ha raccontato una partita molto diversa rispetto a quella che ci si poteva aspettare alla vigilia. I primi minuti hanno visto un Milan maggiormente in controllo del possesso, con l’Atalanta schierata su un baricentro basso ma attenta soprattutto a chiudere gli spazi. La squadra di Allegri ha provato subito a sviluppare attraverso il palleggio, mentre Palladino ha scelto un atteggiamento molto più reattivo, lasciando inizialmente l’iniziativa ai rossoneri. Gimenez è stato preso in consegna da Hien, scelta che ha limitato parecchio la capacità del messicano di fungere da riferimento centrale per la manovra del Milan.