Pisa-Atalanta 1-1, match analysis. La gestione mancata, il ritmo subìto, il vantaggio non gestito: tutto male

scheda. La match analysis di Gianluca Besana

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I l pareggio di Pisa rallenta la rincorsa dell’Atalanta alle posizioni di vertice e lascia una sensazione di occasione sprecata, più per lettura che per singoli episodi. Come già era accaduto a Genova e a Verona, la squadra di Palladino ha sbagliato l’approccio concettuale alla gara, scegliendo di affidarsi al controllo sul lungo periodo invece di accettare da subito l’intensità proposta dal Pisa. L’Atalanta ha provato a governare i ritmi attraverso il fraseggio e il possesso, ma senza riuscire a trasformarli in reale superiorità territoriale e qualitativa. Un piano che si è rivelato poco produttivo contro una squadra aggressiva, verticale e pronta a sporcare ogni sequenza. In parte, le difficoltà sono nate anche dall’undici iniziale, che non ha convinto pienamente né per equilibrio né per funzionalità, costringendo l’Atalanta a inseguire aggiustamenti continui all’interno della partita.

Il Pisa si è presentato con una struttura coerente con il piano partita impostato da Alberto Gilardino, orientato sulla fisicità, duelli e verticalità immediata. Meister è stato il riferimento offensivo, con Tramoni e Moreo chiamati a muoversi alle sue spalle per sporcare la manovra avversaria e aggredire le seconde palle. In mezzo, Marin e Aebischer hanno garantito copertura e densità più che qualità di palleggio, mentre dietro la coppia Canestrelli–Coppola, supportata da Calabresi, ha privilegiato la protezione dell’area e l’aggressività sui riferimenti offensivi dell’Atalanta. Una formazione pensata per abbassare il ritmo avversario e portare la gara su un piano fisico e intermittente.