Salernitana-Atalanta, prima analisi. I 3 punti ma anche la lentezza, i troppi errori e l’attacco lontano dalle sue medie

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D opo la buona prova di martedì sera contro il Villarreal, l’Atalanta aveva la necessità di ripartire in campionato e mettersi alle spalle la sconfitta interna subita contro la Fiorentina lo scorso sabato. La squadra di Gasperini si è trovata di fronte la Salernitana di Castori, fanalino di coda di A, con tre sconfitte rimediate nelle prime tre giornate di campionato. Tanta la differenza tra le due formazioni. Solo 221 i punti Index di media per i granata nelle gare in A che hanno preceduto la gara contro l’Atalanta. In assoluto l’indice peggiore della massima categoria, e per capirci, la stesso del Monza decimo nel campionato di B. 11 i gol subiti e 2 soli segnati (nella gara d’esordio contro il Bologna). Nelle ultime due uscite che hanno preceduto la sfida contro i nerazzurri, due ko per 4-0. Ce n’era a sufficienza per essere fiduciosi, mentre invece dalla gara di Salerno di positivo l’Atalanta porta a casa solo il risultato, che le garantisce i tre punti in classifica. A livello di prestazione un ulteriore passo indietro. A steccare sono soprattutto gli uomini che dovrebbero garantire qualità nelle necessarie rotazioni. Ma procediamo con ordine.

Per dare spazio a Ribery, il tecnico granata ha disposto la Salernitana con il 3-4-1-2. Il francese è stato schierato alle spalle delle punte Gondo e Djuric, variando in questo modo lo schema tattico (3-5-2) utilizzato fin qui da Castori. Sull’esterno di destra, Kechrida a trovato spazio al posto di Zortea. In difesa Gyomber ha invece vinto il ballottaggio con Bogdan.