Sassuolo-Atalanta 2-1, match analysis. Stavolta tutto male: ritmo, letture, cambi non incisivi (ma 2 punte, mai?)

scheda. L’analisi di Gianluca Besana

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A pochi giorni dall’impresa europea contro il Dortmund, l’Atalanta è tornata in campionato con l’obbligo di dare continuità a una rincorsa che non ammetteva pause. La sfida contro il Sassuolo sembrava l’occasione ideale per capitalizzare entusiasmo e superiorità tecnica, nonostante l’Atalanta avesse più di un problema di formazione. L’espulsione di Pinamonti al 16’ sembrava poi aver messo la gara in discesa. Invece la gara del Mapei è diventata una partita storta, letta male nei momenti chiave e scivolata via tra ritmo insufficiente, gestione sbagliata della superiorità numerica, e difficoltà strutturali contro un avversario compatto e lucido nelle ripartenze. Un pomeriggio che ha ricordato quanto il margine di errore, nella corsa europea, sia ormai ridotto al minimo, e l’Atalanta dovrà da qua alla fine imparare a gestire energie fisiche e mentali per non vanificare quanto sin qui fatto.

 

Il Sassuolo ha iniziato la gara con il 4-3-3 confermando l’impianto abituale ma introducendo sfumature rilevanti negli interpreti. Il rientro di Matic davanti alla difesa ha riportato la costruzione verso una struttura più posizionale, con un vertice basso puro incaricato di dare ordine alla prima uscita e protezione preventiva contro le rotazioni dell’Atalanta tra le linee. Non è stata una scelta neutra, perché ha ridotto la componente dinamica che avrebbe garantito Lipani ma ha aumentato controllo e letture laterali.

Sulla sinistra Garcia ha garantito qualità associativa e possibilità di stringere dentro al campo, creando un’asimmetria evidente con Coulibaly, più verticale e aggressivo sul lato opposto. Il Sassuolo ha quindi accettato un rischio strutturale sulla corsia destra in cambio di maggiore spinta.

L’Atalanta ha risposto con un 3-4-2-1 nel segno della continuità con le ultime prestazioni. Tra le linee Zalewski e Samardzic hanno agito alle spalle di Scamacca, mentre l’ampiezza piena è stata garantita da Bellanova e Zaleski, con Zappacosta a rifiatare in panchina. Quella nerazzurra sulla carta era una configurazione pensata per stressare proprio le corsie laterali neroverdi e forzare duelli continui sugli esterni.

L’Atalanta ha approcciato la gara con aggressività e pressione alta, seguendo un piano chiaro sin dai primi minuti. Zalewski ha lavorato a uomo su Matic per togliere pulizia alla prima costruzione neroverde e la squadra di Palladino ha tenuto il baricentro alto, cercando riconquista immediata e sviluppo rapido sulle corsie. Nei primi scambi il possesso dei nerazzurri è stato ordinato e ben distribuito, soprattutto a sinistra dove Bernasconi ha garantito ampiezza costante, costringendo Garcia a difendere più basso del previsto.

Il Sassuolo ha inizialmente accettato una postura più prudente, ma ha sfruttato le prime palle inattive per alzare il baricentro e rompere l’inerzia. Al decimo l’Atalanta si è fatta sorprendere su un corner corto battuto da destra, con Pinamonti libero di colpire di testa in area. E questo è stato un campanello d’allarme ignorato dai nerazzurri. Sul ribaltamento Zalewski ha sfiorato il vantaggio con una palombella uscita di poco, mentre poco dopo Thorstvedt ha concluso pericolosamente su traversone di Berardi trovando la risposta di Carnesecchi. La partita è rimasta per qualche minuto spezzettata e verticale, con transizioni rapide e seconde palle decisive.

L’espulsione di Pinamonti al sedicesimo ha cambiato lo scenario numerico ma non quello emotivo. Il Sassuolo si è ricomposto in un 4-4-1 compatto con Laurienté riferimento offensivo e linee molto strette davanti all’area. L’Atalanta, invece di aumentare ritmo e ampiezza, ha progressivamente abbassato l’intensità. Il giro palla è diventato più lento e prevedibile, favorendo la chiusura centrale dei neroverdi.

Il vantaggio del Sassuolo al ventiduesimo è nato ancora da un corner battuto da destra da Laurienté. Koné ha attaccato il centro dell’area piccola senza opposizione, sfruttando una difesa statica e poco coordinata. In superiorità numerica l’Atalanta si è complicata la partita proprio nella gestione delle palle inattive e nell’attenzione ai dettagli.

Dopo il gol la squadra di Palladino ha preso campo ma ha perso ritmo. Il Sassuolo ha abbassato ulteriormente il suo baricentro e ha schermato le linee interne, invitando allo sviluppo esterno. L’Atalanta ha insistito sulle corsie ma con movimenti poco sincronizzati, e poi è diventata paradossalmente troppo centrale in alcuni sviluppi. Al trentesimo Palladino ha richiamato maggiore intensità, seguite da due manovre più rapide, ma senza finalizzazione. L’occasione più nitida è arrivata al trentottesimo con il cross di Bernasconi e il colpo di testa di Bellanova parato da Muric. Poco dopo una palla persa da Zalewski ha evidenziato una fragilità dei nerazzurri. Con baricentro alto e i braccetti alzati nei mezzi spazi l’atrtenzione andava spostata sul non perdere palla nelle zone centrali.

I numeri hanno confermato un primo tempo interpretato male dai nerazzurri. L’Atalanta ha avuto il 74% di possesso e oltre il doppio dei passaggi rispetto al Sassuolo, ma ha prodotto 1.07 xG contro 1.40 dei neroverdi. I nerazzurri hanno tirato di più (9 a 4) ma le occasioni di maggiore qualità sono state distribuite in modo equilibrato. Il possesso dominante non si è tradotto in superiorità reale, perché il ritmo è calato proprio dopo la superiorità numerica.

È stato un primo tempo che l’Atalanta si è complicata da sola. L’inferiorità del Sassuolo lo ha costretto a difendersi basso e compatto, ma l’abbassamento dei ritmi ha favorito la densità centrale dei neroverdi e ha tolto fluidità a una manovra che nei primi minuti aveva mostrato ben altre intenzioni.

L’Atalanta è tornata in campo con tre cambi che nell’intenzioni di Palladino avrebbero dovuto aumentare peso offensivo e dinamismo, ma che in realtà hanno tolto riferimenti. Dentro Krstovic per Scamacca, Zappacosta per Bellanova e Kamaldeen per Bernasconi. L’ingresso dell’esterno ghanese ha prodotto l’arretramento di Zalewski, ma la struttura (3-4-2-1) è rimasta invariata. Palladino ha cercato di alzare il ritmo di circolazione e di occupare in modo sistematico i cinque corridoi offensivi, con i braccetti spinti stabilmente oltre la linea di metà campo. L’effetto, però, è stato spesso quello di intasare la trequarti soprattutto nel corridoio centrale.

Zalewski a sinistra è rimasto impreciso nelle scelte (la partita contro il Dortmund si è fatta sentire), mentre i due mediani, nessuno con le qualità di un metronomo offensivo, hanno rallentato più volte la trasmissione, consentendo al Sassuolo di ricompattarsi. La sensazione per tutto il secondo tempo è stata piuttosto chiara: sarebbe servito più peso centrale, magari con un doppio riferimento offensivo. La ricerca costante di Krstovic come perno non ha prodotto vantaggi, perché i centrali neroverdi lo hanno controllato senza concedere sponde pulite.

In transizione invece, il Sassuolo ha continuato a trovare accesso all’area atalantina, soprattutto grazie a Laurientè. Con il baricentro nerazzurro alto e i braccetti sganciati, gli emiliani hanno avuto campo da attaccare, e lo hanno fatto spostando la palla sulle corsie esterne e costringendo l’Atalanta a ripiegare ogni volta per 60 metri. Al 67’ Musah ha preso il posto di Zalewski, con Kamaldeen riportato largo e Pasalic avvicinato all’area. Due minuti dopo è arrivato il raddoppio di Thorstvedt in ripartenza, su un’azione nata da una riconquista bassa e sviluppata con conduzione esterna del solito Laurientè, e inserimento del centrocampista che ha finalizzato dal limite dopo aver preso tempo alla linea.

Al 72’ Grosso ha inserito forze fresche sulle corsie per mantenere intensità e protezione laterale, consolidando il 4-4-1 compatto. L’Atalanta ha continuato a spingere soprattutto a sinistra, ma Kamaldeen ha prodotto solo taglie Sun conduzione verso il centro con palle poco pericolose giocate fuori area. Il forcing finale si è tradotto in un possesso insistito nella trequarti, con 79% di possesso nella ripresa, 17 tiri complessivi e 7 corner, ma con poca pulizia nell’ultimo passaggio. Il Sassuolo ha difeso con ordine anche nei minuti più concitati di gara e ha concesso solo conclusioni forzate.

Il gol di Musah all’88’ è arrivato dopo un recupero alto e una seconda palla lavorata al limite, con conclusione potente che ha riaperto la gara solo formalmente. Nel recupero una traversa ha certificato l’assalto tardivo dei nerazzurri, ma il punteggio non è cambiato.

Il peso fisico e mentale della rimonta sul Dortmund si è fatto sentire. L’Atalanta ha letto male la gara e ha abbassato il ritmo proprio dopo aver ottenuto la superiorità numerica e ha subito ancora un gol su azione da fermo. Episodi questi che stanno condizionando diverse gare della stagione. I cambi questa volta non hanno inciso. Al contrario, hanno tolto riferimenti ai nerazzurri. Kamaldeen è rimasto evanescente contro Coulibaly, Krstovic è stato oscurato, mentre si è continuato forzare a sinistra, con una manovra lenta, che prodotto poco. Poche anche le conclusioni da fuori. Il doppio centravanti avrebbe potuto dare sicuramente più presenza in area, e forse questa era proprio la gara in cui rischiare questa soluzione vista la superiorità numerica. Nella doppia sfida di campionato il bilancio contro i neroverdi è stato pesante (2 sconfitte,0 punti fatti, 5 reti incassate, 1 segnata) e la sconfitta complica ora la rincorsa europea, spostando le fiches sulla semifinale di Coppa Italia contro la Lazio.