Solo due punti in due partite: l’Atalanta non è una squadra riconoscibile (e questo non è un problema di mercato)

scheda. La match analysis di Gianluca Besana

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D opo il pareggio casalingo contro il Pisa, già preoccupante per atteggiamento e ritmo, l’Atalanta si è presentata al Tardini con l’urgenza di cambiare passo. Ma il match contro il Parma ha solo confermato i problemi visti all’esordio: un altro pareggio, un’altra prestazione opaca, e ancora nessun segnale concreto di crescita. Di fronte c’era una squadra con ambizioni molto diverse, ma con lo stesso bisogno di trovare una direzione chiara. Il Parma di Carlos Cuesta è ancora un progetto in costruzione, ma ha saputo tenere testa a un’Atalanta confusa, lenta e impacciata. Le difficoltà nel voltare pagina dopo l’era Gasperini sono evidenti. Juric sta cercando di imprimere una nuova identità, ma per ora il campo racconta di una squadra senza mordente. Il problema non è solo tecnico: è mentale e strutturale. Eppure, le aspettative restano alte. L’Atalanta non può permettersi di sprecare tempo: il nuovo ciclo è partito, ma dopo due giornate è già sotto esame.

Le due squadre hanno scelto di affrontarsi a specchio, affidandosi entrambe al 3-4-2-1. Da una parte l’Atalanta, con Carnesecchi tra i pali e la linea a tre composta da Djimsiti, Hien e Scalvini, uomini scelti per tenere alto il baricentro e difendere in avanti, almeno nelle intenzioni, che non sono poi state mantenute da quanto fatto sul campo. Juric, per dare ampiezza e spinta, si è affidato nuovamente alla coppia formata da Bellanova (destra) e Zalewski (sinistra): due quinti offensivi, incaricati di schiacciare i pari ruolo avversari e di aprire il campo. Al centro, de Roon e Pašalić (nuovamente schierato da mezzala vista l’assenza di Ederson ) per garantire protezione e ordine nella gestione dei primi palloni, magari rinunciando a un pizzico di inventiva ma con un’attenzione maggiore all’equilibrio. Più avanti, De Ketelaere (male per 60 minuti, poi leggermente meglio nel finale) e Daniel Maldini (male) sono stati pensati come raccordo tra centrocampo e attacco, con il compito di ricevere tra le linee, dialogare con Scamacca e attaccare i mezzi spazi, ma sono finiti con l’essere fumosi e poco incisivi nel supportare il centravanti nerazzurro.