P er capire che cosa potrà diventare l’Atalanta di Sarri, non basta fermarsi all’etichetta del “possesso palla”. Il calcio del tecnico toscano, negli anni, ha seguito un’evoluzione più complessa. Ha mantenuto principi riconoscibili, ma ha cambiato volumi, strumenti e modalità di applicazione a seconda delle squadre allenate e degli interpreti a disposizione. Da qui nasce questo trittico di analisi che occuperanno questo periodo d’estate dove il mercato non è ancora dominante. L’obbiettivo è mettere al centro del mirino Maurizio Sarri, “leggendo”la sua evoluzione da allenatore per capire cosa potrà fare in nerazzurro. Il primo passaggio riguarderà il controllo del gioco, quindi possesso, numero di passaggi e idea di dominio. Il secondo entrerà nella produzione offensiva, osservando come le squadre di Sarri arrivano al tiro e trasformano il palleggio in occasioni. Il terzo sarà dedicato alla fase difensiva, spesso meno raccontata ma decisiva per comprendere l’equilibrio del suo calcio. Tre prospettive diverse per leggere lo stesso tema. Non il Sarri cristallizzato nell’immagine del Napoli, ma l’allenatore che oggi arriva a Bergamo con un bagaglio di idee evolute nel tempo.
Sarri 1: il possesso
Per quasi un decennio il termine “Sarrismo” è stato associato automaticamente al possesso palla. Le squadre allenate dal tecnico toscano sono diventate il simbolo di un calcio fondato sulla costruzione dal basso, sulle lunghe sequenze di passaggi e sulla volontà di controllare la partita attraverso il pallone. Un’identità tattica così forte da trasformarsi, con il passare degli anni, in una vera e propria etichetta.
Eppure il calcio, come gli allenatori, evolve continuamente. Le esperienze maturate tra Napoli, Chelsea, Juventus e Lazio hanno inevitabilmente modificato anche il percorso di Maurizio Sarri. I principi sono rimasti riconoscibili, ma il modo di interpretarli ha seguito l’evoluzione del gioco, delle rose a disposizione e delle esigenze dei diversi contesti.